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Faenza
negli anni della guerra
La seconda guerra
mondiale inizia il 1° settembre 1939 con l'invasione nazista della
Polonia, ma l'Italia di Mussolini rimane prudentemente neutrale fino al
10 giugno 1940, quando l'offensiva tedesca, intrapresa un mese prima,
ha ormai soverchiato definitivamente la Francia. Nonostante le rosee aspettative
(rimaneva solo l'Inghilterra da battere), la popolazione non accoglie
con favore l'inizio delle operazioni belliche, sia per la diffidenza verso
il Reich di Hitler e i suoi metodi, sia per il riconoscimento della propria
debolezza militare.
A Faenza come nelle altre città della nazione il conflitto segna
un inasprimento della politica di autarchia e porta ad un calo generale
del tenore di vita, già prima non elevatissimo anche se dignitoso.
L'aspetto più tangibile della nuova situazione è il razionamento
dei generi alimentari, con l'introduzione delle famigerate tessere. La
disponibilità dei generi di prima necessità cala di anno
in anno, tanto che nel '43 la razione giornaliera di pane scende a 120
grammi! Inoltre la città paga il suo triste tributo di sangue alla
causa bellica con i suoi primi caduti in Africa e in Russia.
Si pensava che la guerra sarebbe durata pochi mesi, invece l'Inghilterra
resiste e Hitler si lancia nelle spericolata campagna di Russia, mentre
l'Africa Orientale viene persa e in Libia Mussolini è salvato da
Rommel. Tra la fine del '42 e i primi mesi del '43 le forze dell'Asse
subiscono devastanti rovesci ad El Alamein, a Stalingrado, a Guadalcanal,
che segnano l'inizio del riflusso nazi-fascista. I bollettini del regime
diventano una sequela di notizie di "ritirate strategiche" ma
le informazioni di Radio Londra rendono manifesta a tutti la gravissima
situazione in cui versa l'Italia.
Dopo il 25 luglio e l'arresto di Mussolini, a Faenza, come un po' in tutta
Italia, la popolazione scende nelle strade e nelle piazze a manifestare
la sua gioia, distruggendo le statue e i ritratti del Duce. Purtroppo,
dopo l'armistizio dell'8 settembre, la situazione precipita e i tedeschi
fanno la loro comparsa dalla Via Emilia; le caserme faentine si svuotano
e i nostri soldati cercano di fare ritorno alle loro case.
Quando a metà settembre, Mussolini fonda la Repubblica Sociale
di Salò, i giovani faentini si trovano di fronte a dure scelte:
arruolarsi nelle Brigate Nere, lavorare per la TODT tedesca (costruzioni
belliche), cercare di nascondersi, o ingrossare le fila della Resistenza?
E' in questo periodo, infatti, che nasce il più famoso dei gruppi
partigiani della nostra zona, la banda del faentino Silvio Corbari, la
quale otterrà grandi successi nella sua "personale" lotta
al nazi-fascismo.
Ma la Resistenza nel faentino è fenomeno assai più articolato:
iniziata subito dopo l'8 settembre, prima con la banda di Gino Monti alla
Samoggia, poi con quella di Celli-Corbari che opera nella zona fino al
20 gennaio 1944 (da quella data Corbari agirà tra Modigliana, Tredozio
e Rocca San Casciano), si arricchisce, nell'aprile, dei primi gruppi di
azione partigiana sorti in città (GAP) ed in giugno del neo-costituito
Battaglione Ravenna che opererà in maniera complementare a Corbari.
Nell'alta valle del Senio c'è la 4° Brigata Romagna che poi
diventerà la 36° Brigata Garibaldi.
Viene imposto il coprifuoco notturno e l'oscuramento delle luci della
città per non dare punti di riferimento ai bombardieri alleati
che colpiscono le zone industriali del Nord. Si segnalano inoltre le prime
rappresaglie nazi-fasciste contro le azioni partigiane: per ogni tedesco
ucciso vengono fucilati dieci italiani.
Nella primavera del '44 si intensificano le ricognizioni aeree su Faenza,
ma la cittadinanza in genere non crede alla possibilità di bombardamenti,
fidando su argomentazioni, per la verità, poco solide, come il
fatto che la città sia un importante centro artistico per via delle
ceramiche (ma anche Roma custodisce un inestimabile patrimonio artistico
ed è stata bombardata), o che, durante la prima guerra mondiale,
un reparto inglese abbia soggiornato nella città manfreda. Invece,
per gli alleati, Faenza riveste una fondamentale importanza strategica
per via dei suoi collegamenti ferroviari con Bologna, Firenze, Ravenna
e Rimini.
Il 2 maggio 32 bombardieri compiono la prima importante incursione sulla
città provocando numerosi morti; nei giorni successivi Faenza si
svuota dei suoi abitanti e il successivo attacco del 13 provoca, per questo
motivo, meno vittime. I bombardamenti continuano per tutta l'estate con
intensità decrescente provocando circa 700 vittime. Le zone più
colpite sono la stazione e le aree circostanti, ma per l'imprecisione
dei bombardieri alleati, quasi tutte le zone vengono colpite. Intanto
il fronte si avvicina, mentre l'attività partigiana non conosce
soste. Purtroppo, nel mese di agosto, Silvio Corbari cade sotto i colpi
del nemico.
La
Battaglia di Faenza
La battaglia di Faenza
(3-15 dicembre 1944) si inserisce nell'ultima serie di violente offensive
che gli eserciti alleati avevano scagliato fin dall'estate contro la Linea
Gotica, una possente rete di fortificazioni preparate dai nazisti, che
andava da La Spezia a Pesaro lungo i crinali dell'Appennino Tosco-Emiliano.
Cruciale fu lo scontro per Rimini, liberata il 12 ottobre: dopo il superamento
di tante montagne finalmente gli alleati si affacciavano sulla Pianura
Padana. Nei mesi successivi l'avanzata fu molto lenta, anche per il grande
accanimento con cui combattevano i tedeschi, inferiori per numero e disponibilità
di mezzi, ma superiori per coraggio ed esperienza. Il 20 ottobre la 36°
divisione britannica occupava Cesena, mentre il 7 novembre era Forlì
a cadere per merito degli uomini della 4°. I tedeschi ripiegarono
sulla linea del Rio Cosina, che fu tenuta con tenacia dalla 278°,
poi, un nuovo attacco, la fece ripiegare e gli alleati entrarono in Borgo
Durbecco il 24.
Siamo ormai alla fine di novembre, quando il comando alleato elabora un
nuovo piano d'attacco.
Il settore di Faenza è presidiato dal LXXVI corpo (gen. Hauck)
della 10° Armata tedesca (gen. Herr) e comprendente la 26° divisione
corazzata e le divisioni di fanteria 278, 315 e 715. Gli alleati dispongono
del I corpo Canadese, del V e X corpo Britannico e del II corpo Polacco,
tutti inquadrati nella ormai leggendaria 8° Armata britannica (gen.
McCreery). Il 3 dicembre la linea del fronte è sulla linea del
Lamone; Faenza è presidiata dalla 26° Panzer, più a
nord è dislocata la 278°, nella zona collinare è schierata
la 305°, mentre la 715° è attestata nella zona di Brisighella.
Dall'altra parte la 56° ing. fronteggia Faenza, la 3° polacca
fronteggia la 715°, mentre la 46° ing. copre lo spazio tra le
due divisioni già citate; e proprio alla 46° è affidato
il compito di cominciare l'attacco.
Il 3 inizia la battaglia a Quartolo e nello stesso giorno viene liberata
Brisighella, nella notte viene attraversato in forze il Lamone mediante
un ponte appena costruito; il 7 viene presa la Pideura ma due giorni dopo
i nazisti organizzano un violento contrattacco con la 90° Panzer Grenadier,
una delle loro più combattive unità. La 46°, stremata,
viene rilevata a nord dalla 2° neozelandese e a sud dalla 43°
brigata Gurkha: il 14, un attacco congiunto di queste due unità
viene respinto dalla 90° Pz.Gr., ma il giorno dopo la manovra accerchiante
condotta attraverso il crinale Pideura-Pergola e la zona di Celle fa sloggiare
il nemico. Tutte le forze tedesche si ritirano verso il Senio e, partita
la 26° Panzer, Faenza viene liberata il 16 dicembre. Dal Borgo entrano
i Neozelandesi, guidati dai partigiani, e si dirigono verso il Senio,
mentre da Sud fanno la loro comparsa i Gurkha, i quali, dopo una notte
trascorsa al Cimitero, attraversano tutta la città e puntano verso
Nord. Il 19 i tedeschi tentano un'ultima contromossa prima di ritirarsi
definitivamente oltre il Senio sferrando un violento attacco con la 29°
Panzer Grenadier, divisione assai rinomata per le sue imprese, che di
fronte al continuo afflusso di unità alleate è però
costretta a ritirarsi.
Faenza
dopo la Liberazione
Mentre nella maggior
parte delle città italiane gli alleati ricevono una calorosa accoglienza,
a Faenza ciò non si verifica: la popolazione è duramente
provata e in gran parte sfollata. Gli angloamericani trascorreranno l'inverno
nella città: una presenza più discreta rispetto a quella
tedesca, ma senz'altro non indolore. Si provvede alla demolizione di edifici
pericolanti, anche al fine di ottenere materiale per la pavimentazione
stradale, necessaria per i carri armati; le case agibili vengono requisite
per la truppa e i disagi per la popolazione non sono pochi. Tuttavia gli
alleati dispongono di risorse praticamente infinite e non esitano a beneficiarne
anche la città.
Il governo militare che si instaura è presieduto dall'italo-americano
F. P. Pallotti, il quale provvede anche a nominare un'amministrazione
locale. Il sindaco è il socialista Morini, ma poiché è
sfollato in territorio nemico, viene sostituito per diversi mesi da Pietro
Ferucci (uno dei 5 partigiani, gli altri erano Sergio Bandini, Enrico
Benazzi, Dino Ciani e Livio Steri, che hanno guidato i neozelandesi in
città).
Nei primi giorni della liberazione si segnalano numerose morti sospette
dovute probabilmente alle vendette dei partigiani contro i fascisti.
Un problema particolarmente gravoso è quello della bonifica del
territorio dalle mine, che i tedeschi hanno disseminato in quantità
enorme; agli esperti sminatori alleati si affiancano presto molti faentini,
allettati anche dagli alti compensi di questo pericoloso lavoro.
Purtroppo non mancano episodi spiacevoli commessi dai soldati, come furti
(la chiesa del suffragio è saccheggiata dagli inglesi), distruzioni
e stupri, comunque limitati e imputabili a una ristrettissima minoranza.
Il giorno di natale del 1944 i festeggiamenti delle truppe sono talmente
esagerati che viene presentata una protesta al governatore Pallotti, il
quale minaccia di evacuare la città e lasciarla alla mercé
dei nazifascisti.
Il coprifuoco dura ancora dal tramonto all'alba e le voci di una ritirata
degli alleati si rincorrono, ma ciò non si verifica. Viene istituito
perfino un carcere, al piano terra del Seminario, e registrerà,
in maggio, la presenza di ben 38 detenuti. Una mensa militare viene realizzata
nel piazzale di San Francesco e successivamente aprirà anche una
mensa cittadina. Il comando alleato provvede a far sfollare i civili che
vivono presso il Senio, divenuto la nuova linea del fronte, e altrettanto
fanno i tedeschi.
Il 9 aprile scatta l'offensiva finale angloamericana, quando ormai le
forze tedesche sono in rotta su tutti i fronti. Il 18, il sindaco Morini
prende possesso della sua carica. Il 4 agosto 1945, a guerra conclusa
in tutta Europa (l'armistizio, firmato dal successore di Hitler, l'ammiraglio
Donitz, è del 7 maggio), l'amministrazione di Faenza torna finalmente
ai suoi cittadini.
Allegato:
la cronologia della IIª Guerra Mondiale
1 settembre 1939:
invasione della Polonia
1940
9 aprile: invasione
Danimarca e Norvegia
10 maggio: scatta l'attacco a Belgio, Olanda e Francia
10 giugno: l'Italia entra in guerra
14 giugno: conquista di Parigi
estate: battaglia d'Inghilterra
conquista Somalia Britannica
1941
gennaio/febbraio:
offensiva inglese in Cirenaica
primavera: perdita Africa Orientale Italiana
invasione Jugoslavia e Grecia
Rommel in Africa
22 giugno: attacco alla Russia
5 dicembre: l'offensiva tedesca si infrange contro Mosca
7 dicembre: attacco giapponese a Pearl Harbour, invasione estremo oriente
e Pacifico occidentale
1942
inverno: Rommel in
ritirata
controffensiva russa
aprile: inizia l'attacco tedesco al Caucaso e a Stalingrado (fino al 18
novembre)
Rommel avanza fino ad El-Alamein (30 giugno)
3-8 maggio: battaglia Mar dei Coralli
4 giugno: battaglia di Midway
estate: sbarco americano a Guadalcanal
ottobre: controffensiva inglese in Africa
novembre: sbarco anglo-americano in Algeria
offensiva russa sul Don
1943
gennaio: resa dei
tedeschi a Stalingrado
attacchi americani in Nuova Guinea
febbraio: ritiro giapponese da Guadalcanal
13 maggio: fine della guerra in Africa
9 luglio: sbarco alleato in Sicilia
25 luglio: crollo del Fascismo
17 agosto: completa occupazione della Sicilia
3 settembre: sbarco in Calabria e conquista Italia meridionale (fino a
dicembre)
8 settembre: armistizio dell'Italia, invasione tedesca e liberazione di
Mussolini
1944
gennaio: sbarco americano
ad Anzio, battaglia di Cassino
2 maggio: primo bombardamento su Faenza
13 maggio: secondo bombardamento su Faenza
4 giugno: conquista di Roma
6 giugno: sbarco in Normandia
estate: avanzata russa fino a Varsavia, liberazione dei Balcani
battaglia e conquista delle isole Marianne nel Pacifico
20 luglio: fallito attentato a Hitler
25 agosto: liberazione di Parigi
30 agosto: presa di Rimini
ottobre: battaglia e conquista delle isole Filippine
24 novembre: gli alleati occupano il Borgo
16 dicembre: offensiva tedesca nelle Ardenne (fino al 25)
conquista di Faenza
1945
gennaio/febbraio:
offensiva russa in Polonia
aprile: anglo-americani e russi dilagano in Germania
9 aprile: inizia l'offensiva finale in Italia
12 aprile: morte di Roosvelt
25 aprile: liberazione dell'Italia
28 aprile: fucilazione di Mussolini
30 aprile: suicidio di Hitler e caduta di Berlino
7 maggio: armistizio della Germania
6 agosto: bomba atomica su Hiroshima
9 agosto: bomba atomica su Nagasaki
2 settembre: armistizio del Giappone
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